Un computer e una radio accesa
Il primo computer l’ho comprato con mio padre: un Commodore VIC-20. La musica e i cavi sono partiti insieme, e da allora non si sono più separati.
Dopo il diploma all’Istituto Tecnico Industriale Hertz sento per caso alla radio Anna Pettinelli che annuncia un corso della Regione Lazio con un nome che non diceva niente a nessuno: Midifonico. Elettronica e musica: un programma avanti per l’epoca. Una trentina di posti. Entro. A fine corso ci smistano nelle aziende del settore, e a me tocca RDS.
I primi passi in radio
In RDS divento quello che chiamavano il jolly: regia, diretta, fonico, montaggio, pubblicità. Poi responsabile della post-produzione e della gestione degli spot. Nei primi anni Novanta sono quello che spinge per il passaggio dall’analogico al digitale: Pro Tools, i DAT.
Mi occupo anche dei programmi dance di RDS insieme a Paolo Bolognesi. Tra questi TOP TEN DANCE, che nel 1995 vince un Telegatto come miglior classifica musicale. Negli stessi anni comincio a mixare Hit Mania Dance.
Il mestiere l’ho imparato lì, e non da solo: Bolognesi, sei anni più di me, mi ha insegnato l’etica del lavoro e il rispetto molto prima della tecnica.
Costruire una radio da zero
A febbraio mi chiama Fabrizio Tamburini: c’è da trasformare Italia Radio, la terza emittente del Gruppo Espresso, in qualcosa per un pubblico giovane. Ci trasferiamo in tre, io, Paolo Bolognesi e Davide Fara.
Il progetto parte davvero da niente. Non esistevano nemmeno gli studi: li abbiamo disegnati e allestiti noi. E non esisteva il nome: per mesi la radio va in onda in prova mentre si scartano ipotesi come Lemon Radio e Radio Londra. Poi arriva m2o, musica allo stato puro, e appena lo sentiamo finisce la discussione.
La prima compilation esce insieme al lancio, venduta nei negozi di dischi a un prezzo aggressivo per l’epoca. Va esaurita in poco tempo. È lì che capiamo tutti che la cosa funziona.
Gli anni di m2o
Per diciassette anni sono di fatto l’immagine artistica della radio: invento format, do la linea musicale, porto dentro artisti, conduco nelle fasce di punta del pomeriggio, e sono headliner agli eventi live del marchio.
E mixo. Oltre 90 compilation in tutto, 53 solo per m2o: i quaranta volumi numerati, i quattro DualDisc (un disco a due facce, CD da una parte e DVD dall’altra, con dentro una partita di calcio fra il cast della radio e una gara di auto) e le nove Xperience. A un certo punto il CD smette di uscire da solo e viene abbinato a Pianeta m2o: da lì entra in edicola, che è un altro campionato rispetto ai negozi di dischi. Il muro delle copertine è qui.
Fuori dalla radio c’è anche la televisione: un programma di video mixati per All Music. In quegli anni i video a tempo mixati sembravano il futuro. È il primo posto in cui il mio mestiere ha incontrato il linguaggio visivo.
Il produttore
Comincio come Double Dare, con I Believe e We Belong, insieme a Paolo Bolognesi, gli inizi della italo dance. Da lì non ho più smesso: singoli miei, remix per altri, e i pezzi creati per le compilation e mai usciti altrove.
Nei Duemila arrivano i remix che mi portano fuori dall’Italia: Leave The World Behind di Steve Angello, Sebastian Ingrosso, Axwell & Laidback Luke feat. Deborah Cox, e Scared of Me di Fedde Le Grand feat. Mitch Crown. Nel 2017 Folegandros con Federico Scavo, uno dei pezzi con cui mi riconoscono. Poi La Trompeta con Paul Jockey, Tiki Taka con Andrea Gulisano, La Flauta Magica con Gabry Sangineto, Barranquilla, Super Paradise. Tutte le uscite, anno per anno, stanno qui.
Anima Libera è un caso a parte: non è un mio brano. L’ho messa come traccia di apertura in una compilation, ed è diventata il pezzo che mi chiedono ovunque suoni in Italia. Per farne una mia versione ho dovuto inseguire per anni l’autorizzazione degli aventi diritto. È arrivata da poco.
Il deejay
Spazio 900 a Roma, Baia Imperiale a Gabicce Mare, Privilege a Ibiza, Samsara e Praja a Gallipoli, Aquafan a Riccione, Altromondo Studios a Rimini, Fabrique a Milano, Tito’s a Palma de Mallorca, e tantissimi altri posti in giro per l’Italia e non solo, ancora oggi.
Non ho una risposta fissa su cosa suonare: dipende dal posto, dall’età di chi hai davanti, dal periodo. L’obiettivo è sempre lo stesso, e non è far vedere cosa so fare: è far divertire chi è venuto.
Il venerdì, e il resto
Dal novembre 2019 ogni venerdì esce Crossover: i dischi nuovi della settimana, scelti uno per uno e mixati. È il mestiere di sempre, scegliere musica, fatto con i mezzi di adesso invece che con quelli della radio. Ascolta tutte le puntate e scopri le tracklist.
In parallelo c’è la mia agenzia creativa, volumevisivo: contenuti visivi creati con l’IA, al servizio di etichette, artisti, dj e creator. Non è un cambio di mestiere: è la stessa doppia natura di quando compravo il VIC-20 e mi facevo le copertine da solo. La storia si ripete a ogni cambio di strumento: quando arrivò il computer, chi suonava dal vivo diceva che fare musica al computer era una fregatura.
